Beato ANTONIN
(Jan Eugeniusz) BAJEWSKI 

Frate minore conventuale, sacerdote
(1915-1941)

Jan Eugeniusz nacque a Vilnius il 17 gennaio 1915, figlio unico di Jan e Aniela Wilkowska. I suoi genitori erano benestanti. Venne battezzato il 14 marzo 1918 nella chiesa parrocchiale di Santo Spirito, a Vilnius.
A sette anni cominciò a frequentare la scuola elementare. Dopo aver conseguito il diploma continuò gli studi, dapprima nel ginnasio regio J. Lelewel e poi nel ginnasio umanistico A. Mickiewicz, sempre a Vilnius.
Era una persona molto capace. Parlava correntemente alcune lingue. Superò l'esame di maturità il 16 giugno 1933.
Terminato il ginnasio decise, nonostante le resistenze dei familiari, di consacrarsi al servizio di Dio.

Ecco ciò che egli stesso riferisce, a proposito di quel periodo di vita: "Superato l'esame di maturità nel 1933, mi trovai di fronte al dilemma se diventare frate o prete diocesano. Poiché al ginnasio avevo già dei colleghi che venivano dal seminario diocesano e li visitavo spesso, optai per la seconda soluzione, anche se con il cuore ero più inclinato verso un Ordine religioso". Iniziò quindi a studiare nel seminario maggiore della diocesi di Vilnius.
La vocazione alla vita religiosa, tuttavia, era così forte che dopo un anno di studi lasciò il seminario diocesano ed entrò nell'Ordine dei Frati Minori Conventuali. Fu accolto nella Provincia polacca il 17 agosto 1934 e il 1 settembre dello stesso indossò l'abito francescano, assumendo il nome di Antonin.
Fece il noviziato a Niepokalanów, dove emise i primi voti religiosi il 2 settembre 1935. Successivamente riprese gli studi di teologia nel seminario francescano di Cracovia. Coronò la formazione religiosa con la professione solenne il 1 novembre 1938 e con l'ordinazione sacerdotale il 1 maggio 1939.
La sua prima destinazione fu Niepokalanów, dove giunse il 2 luglio 1939. Quasi subito il guardiano del convento, padre Massimiliano Kolbe, lo scelse quale suo secondo sostituto, ossia come secondo vicario del convento. Dai confratelli della comunità padre Antonin è ricordato come un sacerdote premuroso, che si distingueva per la fede profonda, la devozione, lo spirito di preghiera e la delicatezza nei confronti degli altri.
A motivo del debole stato di salute padre Antonin trascorse i primi mesi dopo il suo arrivo a Niepokalanów nella casa di cura, detta "Lasek", perché immersa nel bosco, distante un paio di chilometri dal convento. Qui lo sorprese lo scoppio della seconda guerra mondiale (1 settembre 1939). Allorché i tedeschi, il 19 settembre, arrestarono e deportarono quasi tutti i frati rimasti nel convento di Niepokalanów, coloro che dimoravano al "Lasek", tra cui appunto padre Antonin, evitarono la prigionia e le persecuzioni.

MARTIRIO

Non evitò, tuttavia, l'arresto in un secondo momento. Il 17 febbraio 1941 la Gestapo lo deportò insieme con padre Massimiliano, padre Pius Bartosik ed altri due padri di Niepokalanów e con essi fu rinchiuso nella prigione in via Pawiak, a Varsavia. Durante la permanenza in quella prigione padre Antonin incoraggiava i compagni di prigionia, mostrando grande pazienza, invitando gli stessi reclusi ad un comportamento corretto e offrendo loro le razioni di cibo destinate a lui. In prigione continuò a portare l'abito francescano, nonostante ciò fosse causa di ulteriori maltrattamenti da parte delle SS. Nella notte tra il 4 e il 5 aprile 1941 fu trasportato con padre Pius ad Oswiecim, dove gli fu assegnato il numero 12764. Al momento del suo arrivo nel lager venne brutalmente percosso dalle SS con la corona francescana che portava al fianco.
Oltre a questi maltrattamenti padre Antonin soffriva perché era stato colpito da tifo addominale. Nonostante la malattia, nel lager egli si dedicava al servizio dei malati, quale buon samaritano, dando loro aiuto fisico e spirituale, soprattutto attraverso la confessione sacramentale, mettendo seriamente a rischio la propria vita. Sopportava con pazienza le sofferenze del lager, ripetendo spesso: "Sono inchiodato alla croce insieme con Cristo".
Esausto a causa del lavoro forzato padre Antonin morì nel campo di concentramento di Oswiecim l'8 maggio 1941, nel giorno dedicato al martire san Stanislao. Avvertendo ormai l'avvicinarsi della morte raccomandò al sacerdote don Konrad Szweda, che lo aveva confessato per l'ultima volta: "Di' ai miei confratelli di Niepokalanów che sono morto qui, fedele a Cristo e a Maria". Morì con i nomi di Gesù e Maria sulle labbra.

Proclamato beato da Giovanni Paolo II il 13 giugno 1999.