Beato BONIFACY
(Piotr) ZUKOWSKI 

Frate minore conventuale, fratello religioso
(1913-1942)

Piotr Zukowski nacque il 13 gennaio 1913 a Baran-Rapa, un villaggio abitato dalla piccola nobiltà, nella parrocchia di Niemenczyn, in provincia di Vilnius. Figlio di Andrzej e Albina Walkiewicz. Dopo aver completato quattro anni della scuola elementare a Rudowiek, restò a casa per aiutare i genitori nel lavoro dei campi.
A sedici anni entrò nell'Ordine dei Frati Minori Conventuali, a Niepokalanów, dove giunse il 9 settembre 1930. Cominciò il noviziato il 14 giugno 1931 ed emise i primi voti religiosi il 16 luglio 1932, assumendo il nome di Bonifacy.
Il 2 agosto 1935 emise i voti solenni. Nella relazione redatta prima della professione solenne, l'allora guardiano del convento padre Florian Koziura scrisse: "Una brava persona sotto ogni punto di vista. Ce ne fossero altri simili!".

Fra Bonifacy trascorse l'intera sua vita religiosa a Niepokalanów, svolgendo diversi compiti di responsabilità nella tipografia, dedicandosi in tal modo all'apostolato della parola stampata. Era silenzioso, sereno, un frate equilibrato.
Dopo lo scoppio della guerra rimase nel convento e mise al sicuro, rischiando molto per la propria vita, le macchine tipografiche. Era una persona coraggiosa e lo manifestava talvolta nelle conversazioni con gli occupanti tedeschi. 

MARTIRIO

Il 14 ottobre 1941 fu arrestato dalla Gestapo insieme ad altri sei frati, tra cui fra Tymoteusz Trojanowski e rinchiuso nella prigione di via Pawiak, a Varsavia. Durante la prigionia recitava spesso il rosario e di sera, insieme con gli altri frati, intonava canti religiosi. Conversando con gli altri prigionieri li confortava spiritualmente. Divideva con i compagni incarcerati gli alimenti che riceveva dall'esterno della prigione.
L'8 gennaio 1942, di nuovo con fra Tymoteusz, venne deportato nel campo di concentramento di Oswiecim, dove fu registrato con il numero 25447. Lavorò al trasporto dei materiali di costruzione ("Bauhofkommando"), al trasporto della ghiaia, alla demolizione degli edifici diroccati di Oswiecim ("Abruchkommando"), nel reparto degli addetti alla riparazione dei tetti e infine alla raccolta del ravizzone. Cercava di sopportare le sofferenze con coraggio e con spirito di fede.
Una volta fu percosso a sangue con un pezzo di legno. Il lavoro al freddo gli causò una polmonite. Morì dopo due settimane di permanenza nell'ospedale del lager, il 10 aprile 1942. 

Proclamato beato da Giovanni Paolo II il 13 giugno 1999.