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Frate
minore conventuale, sacerdote (1890-1940)
Józef
Wojciech Guz nacque il 18 marzo 1890 a Leopoli.
Dopo aver frequentato la scuola primaria e il ginnasio nella sua città natale,
avrebbe voluto entrare nella Compagnia di Gesù, ma non venne accettato per
mancanza di una sufficiente base economica. Decise quindi di farsi
francescano.
Il 25 agosto 1908 indossò l'abito religioso, assumendo il nome di Innocenty. Al
termine dell'anno di noviziato, il 26 agosto 1909, emise a Leopoli i primi voti
religiosi. Successivamente intraprese gli studi di filosofia e teologia a
Cracovia, al termine dei quali ricevette l'ordinazione sacerdotale (2 giugno
1914).
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Esercitò
il ministero sacro ad Hanaczów, a Czylki, ad Halicz, a Varsavia, a
Leopoli e a Radomsko, ma la sua permanenza più lunga fu a Grodno. Qui
incontrò san Massimiliano Kolbe, che negli anni 1922-27 pubblicava,
proprio in quel convento, il Rycerz Niepokalanej (Cavaliere
dell'Immacolata). Negli anni 1933-36 dimorò a Niepokalanów, dove
esercitava il ministero di confessore dei numerosi fratelli di quel
convento; era inoltre vicemaestro dei chierici e professore di canto nel
seminario missionario minore. Nel 1936 fu trasferito nuovamente a Grodno,
dove lo sorprese la seconda guerra mondiale e l'occupazione russa.
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MARTIRIO
Il
21 marzo 1940 fu arrestato dalle autorità sovietiche e rinchiuso nel
carcere di Grodno, da dove tuttavia riuscì ad evadere. Nell'attraversare
la frontiera russo-tedesca venne catturato dai tedeschi e condotto nella
prigione di Suwalki prima e poi, dal 20 aprile, di Dzialdowo. L'8 maggio
fu deportato nel campo di concentramento di Sachsenhausen, presso
Oranienburg.
"Il 29 maggio - riferisce il sacerdote don Stanislaw Borowczyk -
tutti i preti e gli ebrei furono messi insieme e per una settimana furono
sottoposti ad esercitazioni disumane. Padre Innocenty aveva diverse
fratture, la gamba gli si gonfiò e quando il nostro blocco, il 6 giugno,
si mise in cammino per raggiungere il posto di lavoro, egli non ce la
faceva a tenere il passo con gli altri. Per questo motivo fu tolto dal
gruppo e, insieme a don Czapczyk di Varsavia, fu malmenato, preso a calci
e costretto, saltellando a gambe piegate, a raggiungere il blocco. Qui la
guardia della camerata, Fritz, portò i due nei bagni e cominciò a
gettare loro addosso acqua fredda. Ad un certo punto spinse il sacerdote
in una vasca da bagno piena di acqua, gli ficcò in bocca il tubo di gomma
di un idrante e in questo modo lo uccise". In fin di vita, all'amico
che gli stava accanto, padre Innocenty disse: "Io vado
dall'Immacolata, tu rimani e fa' quel che devi fare".
Don Borowczyk, compagno di prigionia a Sachsenhausen, così afferma:
"Padre Guz visse l'ultimo periodo di vita da autentico martire e
credo che si debba pregare non per la sua anima... ma per avere il suo
aiuto".
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