Beato   PIUS
(Ludwik) BARTOSIK 

Frate minore conventuale, sacerdote
(1909-1941)

Ludwik Bartosik nacque il 21 agosto 1909 a Kokanin, vicino a Kalisz. Era il primogenito di Wojciech, calzolaio, e di Wiktoria Tomczyk. I suoi genitori erano alquanto poveri. Grazie agli sforzi della famiglia, dei conoscenti e del parroco del luogo, il piccolo Ludwik venne preparato intellettualmente così bene che poté iniziare gli studi nel ginnasio "Tadeusz Kosciuszko" di Kalisz. Qui frequentò le classi del ginnasio inferiore.
Nel 1926 venne accolto nell'Ordine dei Frati Minori Conventuali. Cominciò il noviziato il 7 settembre 1926 a Kalwaria Paclawska, nei pressi di Przemyl, e a Pagiewniki, nelle vicinanze di Lódz. Nell'Ordine gli fu imposto il nome di Pius. L'8 settembre 1927 emise i primi voti religiosi. 

Riprese gli studi nel seminario minore francescano, prima a Sanok e poi a Leopoli, coronandoli nel 1931 con il diploma di maturità. Successivamente intraprese gli studi di filosofia e di teologia nel seminario maggiore francescano a Cracovia, dove fu ordinato sacerdote il 23 giugno 1935 dal vescovo mons. Stanislaw Rospond.
La sua prima destinazione fu il convento di Krosno, dove si distinse per la sua devozione e soprattutto per il premuroso ministero nel confessionale. Nell'agosto del 1936 venne trasferito a Niepokalanów, per esplicita richiesta di padre Massimiliano Kolbe, appena eletto guardiano di quel convento, dopo sei anni di missione in Giappone. Scorgendo in padre Pius molte qualità spirituali e intellettuali, padre Kolbe gli affidò vari incarichi di responsabilità, nominandolo redattore delle riviste mensili Rycerz Niepokalanej (Cavaliere dell'Immacolata, 1936-39), Rycerzyk Niepokalanej (Piccolo Cavaliere dell'Immacolata, 1937-38) e del trimestrale in latino Miles Immaculatae (1938-39). Padre Bartosik scrisse molti articoli e un libro di argomento mariologico, rimasto in versione dattiloscritta.
Padre Pius è ricordato dai frati come un sacerdote premuroso, che trascorreva molto tempo nel confessionale, e trattava i suoi collaboratori con straordinaria gentilezza e rispetto. 

MARTIRIO

Il 19 settembre 1939, insieme con san Massimiliano Kolbe e una quarantina di altri confratelli, fu fatto prigioniero dai tedeschi e trascorse circa tre mesi nei campi di concentramento di Lamsdorf, Amtitz e Ostrzeszów. Sopportava pazientemente la fame e le sofferenze, ripetendo: "Fino ad ora abbiamo scritto e abbiamo detto agli altri come sopportare le sofferenze, ora tocca a noi superare tutto questo, altrimenti che valore avrebbero le nostre parole?".
Per la seconda volta, il 17 febbraio 1941 venne arrestato, insieme con padre Massimiliano Kolbe, padre Antonin Bajewski e altri due padri, e condotto a Varsavia nella prigione in via Pawiak, dove con pazienza sopportò ogni vessazione. Durante la settimana santa, il 4 aprile 1941 con padre Antonin fu deportato al campo di concentramento di Oswiecim, dove fu registrato con il numero 12832. All'inizio fu assegnato ai lavori di costruzione. Successivamente, a causa dell'esaurimento fisico, delle percosse, di una infezione cutanea e di una dolorosa ferita alla gamba, fu ricoverato nell'ospedale del lager. Ivi con la massima dedizione aiutava gli altri malati, detergeva loro le ferite, soccorreva fisicamente e spiritualmente, soprattutto con il sacramento della penitenza. Ripeteva: "Le sofferenze di questo momento non possono essere confrontate con la gloria futura, con la futura felicità che avremo presso Dio, nel Regno dei cieli".
Padre Pius, nonostante le dure sofferenze fisiche, sopportò pazientemente la situazione che fu costretto a subire. Morì, dopo aver ricevuto l'estrema unzione da don Konrad Szweda, nella notte tra il 12 e il 13 dicembre 1941. "Così morì il redattore del Rycerz Niepokalanej, del Rycerzyk Niepokalanej e del Miles Immaculatae, milite dell'Immacolata lui pure, autentico apostolo della sofferenza, come venne chiamato nel campo di concentramento; superò i più atroci tormenti con eroica pazienza, sull'esempio del divin Maestro Gesù Cristo, crocifisso per la nostra salvezza. Beati coloro che soffrono, poiché ad essi appartiene il Regno dei cieli!": con queste espressioni termina la deposizione di don Konrad Szweda, ex-prigioniero di Oswiecim e di Dachau.

Proclamato beato da Giovanni Paolo II il 13 giugno 1999.