Beato TYMOTEUSZ
(Stanislaw Antoni) TROJANOWSKI 

Frate minore conventuale, fratello religioso
(1908-1942)

Stanislaw Antoni Trojanowski nacque il 29 luglio 1908 nel villaggio di Sadlowo, parrocchia di Poniatów, diocesi di Plock; figlio di Ignacy e Franciszka Zebkiewicz. 
Le difficili condizioni in cui versava la famiglia lo costrinsero a lavorare fin dalla pił tenera etą per sostenere la famiglia. 
Anche per questo motivo frequentņ solo tre anni della scuola primaria.
Il 5 marzo 1930 fu accolto come candidato alla vita francescana nel convento dei Frati Minori Conventuali a Niepokalanów e il 6 gennaio 1931 cominciņ il noviziato, assumendo il nome di Tymoteusz. 
Emise i voti semplici il 2 febbraio 1932 e i voti solenni l'11 febbraio 1935.  

Trascorse l'intera sua vita religiosa a Niepokalanów, lavorando soprattutto nel reparto di spedizione del Rycerz Niepokalanej (Cavaliere dell'Immacolata), nel magazzino di rifornimento e nell'infermeria, dove si prodigava in favore dei frati malati. 
Il 3 maggio 1937 espresse al superiore la disponibilitą a recarsi in missione "ovunque e in qualsiasi momento, a disposizione della volontą di Dio".
Era un frate disciplinato, fedele alla sua vocazione francescana e godeva di grande fiducia da parte del superiore del convento, padre Massimiliano Kolbe. 

MARTIRIO

Allo scoppio della seconda guerra mondiale, agli inizi di settembre 1939, decise di rimanere a Niepokalanów. Il 14 ottobre 1941 fu arrestato dalla Gestapo insieme ad altri sei frati, tra cui fra Bonifacy Lukowski, e rinchiuso nella prigione di via Pawiak, a Varsavia. In prigione pregava molto, infondeva coraggio negli altri ed era sempre il primo ad assumere determinati lavori.
L'8 gennaio 1942 venne deportato, nuovamente con fra Bonifacy, nel campo di concentramento di Oswiecim, dove fu registrato con il numero 25431. All'inizio fu destinato al trasporto dei materiali di costruzione nel reparto "Bauhof", poi allo scavo e al trasporto della ghiaia nel reparto "Kiesgruppe" e infine alla raccolta del ravizzone. Sopportava con coraggio la fame, il freddo e il duro lavoro. Non si perdeva d'animo, incoraggiava addirittura gli altri prigionieri e li esortava a confidare nella protezione divina.
A causa del freddo si ammalņ di polmonite e morģ nell'ospedale del lager il 28 luglio 1942.

Proclamato beato da Giovanni Paolo II il 13 giugno 1999.