la Beata Mattia

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Clarissa

Mattia Nazarei nacque il primo marzo del 1253 a Matelica, una graziosa cittadina delle Marche.  Nello stesso anno, l'11 agosto, Santa Chiara chiudeva la Sua esistenza terrena ad Assisi, a pochi chilometri da Matelica. Il nome "Mattia"  in lingua ebraica significa "data da Dio", e fu una scelta perfetta, un presagio della Sua vita luminosa.  I Suoi genitori si chiamavano Guarniero Gentile e Sibilla Ottoni, ed appartenevano entrambi a famiglie nobili, ricche e religiose. Dopo un'infanzia serena, Mattia subì le pressioni dei Suoi genitori, che cercarono d'indurLa a sposare un giovanotto nobile e ricco, Pietro dei Conti Gualtiero, ma Lei rifiutò decisamente tale matrimonio, poichè aveva già risposto al richiamo di Cristo.

Chiese il permesso di entrare in un convento di Clarisse di cui Sua zia era Badessa ma, sfortunatamente, quest'ultima ebbe timore della reazione di Suo padre e tentò invano di convincere Mattia dal prendere decisioni affrettate. La giovinetta decise di seguire gli esempi coraggiosi di Santa Chiara e Santa Agnese d'Assisi, sfidando impavidamente la propria famiglia. Si tagliò i capelli ed indossò una vecchia tonaca, pregando Cristo di aiutarLa, dopodichè si presentò alla Comunità, dichiarando la propria intenzione di condurre vita religiosa.

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Suo padre si dovette rassegnare e Mattia si consacrò ufficialmente al Signore il 10 agosto 1271, la vigilia della ricorrenza di Santa Chiara. Perfino durante il noviziato, il Suo impeccabile comportamento conquistò i cuori delle consorelle, che cercarono sempre di seguire il Suo esempio mirabile.   Mattia pregava incessantemente, notte e giorno, e chiedeva sempre di essere assegnata ai compiti più umili, a dispetto delle Sue nobili origini.

 

Mattia, Madre Badessa e "Madre della Carità"

All'età di 26 anni, fu nominata Badessa del convento, ricoprendo tale carica fino alla morte, e, come scrivono i biografi:"...e il Suo carico maneggiò con tanta destrezza che si acquistò una gloria molto grande",   Non solo migliorò la vita spirituale delle sorelle, ma anche la loro esistenza materiale, poichè Ella era una donna intelligente e pratica.  Raccogliendo offerte, ricostruì la chiesa ed ampliò il convento, che era ormai troppo angusto per accogliere il numero crescente di giovinette desiderose di seguire l'esempio di Mattia e che chiedevano di unirsi al Secondo Ordine di San Francesco.  Fu soprannominata "Madre della Carità", perchè la Sua carità, il Suo amore e la Sua compassione nei confronti dei poveri e degli afflitti, non conoscevano limiti.  Le Sue preghiere ed i Suoi consigli salvarono molte anime dai pericoli.   Mattia aveva stretto un patto segreto con Dio, per cui s'impose penitenze volontarie, in cambio della conversione di alcuni inveterati peccatori.    Persino dietro la grata del convento, Ella irradiava la Sua luce, e tutti coloro che riuscivano a parlare con Lei, conservavano un ricordo indelebile di tale esperienza edificante.

 

Il Suo corpo incorrotto e le 3 traslazioni

La Beata Mattia morì il 28 dicembre 1320,  e fu beatificata da Clemente XIII nel 1765.   Da allora, sono avvenuti altri miracoli, per cui il Suo caso è attualmente sotto esame a Roma.  Poche ore prima di morire, Ella predisse serenamente la propria morte alle consorelle: diede loro la Sua benedizione, esortandole ad osservare la castità, l'obbedienza e la carità, e raccomandò loro di amarsi reciprocamente, poichè "Dio è amore".  Ed infine, promise alle Sue sorelle addolorate:"Non abbandonerò questo convento. Veglierò sempre su di esso!".

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Quando Mattia morì, un ampio raggio di luce avvolse il Suo corpo, illuminando l'intero convento. Ella esalava un profumo d'incredibile dolcezza, che riempiva l'aria intorno a Lei.   La voce si sparse in paese, ed i Suoi compaesani accorsero per contemplarLa ancora una volta, e per tagliare pezzettini di stoffa dalla Sua tonaca.

Avvennero numerosi miracoli, e molti infermi vennero guariti.   Benchè l'opinione pubblica fosse contraria, le suore ritennero più prudente seppellirLa in disparte, ma la gente protestò, chiedendo che la Beata fosse posta in un luogo facilmente visitabile, dove tutti potessero liberamente esprimerLe la propria devozione.  Di conseguenza, le consorelle chiesero alle Autorità Religiose il permesso di esumarLa, sotto la guida di un valente medico di Camerino, Mastro Bartolo.  Diciotto giorni dopo la morte, il corpo di Mattia era incorrotto ed esalava un soave profumo.  Mastro Bartolo, secondo l'usanza del tempo, avrebbe voluto imbalsamarLa ma, quando alla prima incisione vide uscirle dalle vene sangue vivo, ed in gran quantità, si arrestò e disse:"Oh che miracolo è questo! Io credo che mai si sia veduto un corpo morto così abbondantemente buttare fuori sangue come se fosse vivo, essendo stato sotterrato molti giorni. Questa veramente la potremo chiamare Santa per questi miracoli che ha fatto in vita e, spero in Dio, farà dopo morte".  Di conseguenza, il corpo di Mattia fu posto in un'urna elegante, collocata dalla parte dell'Epistola dell'Altare Maggiore, alquanto elevata da terra con innanzi un'inferriata, per difenderlo da ogni pericolo. (PRIMA TRASLAZIONE).  Nel corso dei secoli, la Sua fama si sparse oltre i confini della Sua città, ed un crescente numero di pellegrini accorse da ogni luogo per renderLe omaggio.  Nel 1536, con l'intento di destinarLe un posto di maggior privilegio nella Sua chiesa, l'urna di Mattia fu spostata dalla Sua posizione originale.(SECONDA TRASLAZIONE).

Il 22 dicembre del 1758 fu trasportata sotto l'altare di Santa Cecilia, l'attuale altare laterale destro della chiesa. (TERZA TRASLAZIONE)

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Nel 1765, quando Mattia fu dichiarata Beata, l'altare venne subito intitolato a Lei. Il Suo corpo incorrotto è sempre rimasto nella Sua chiesa dal 15 gennaio 1320, con l'eccezione di pochi giorni, dal 6 ottobre al 31 dicembre 1811, quando la soldataglia napoleonica sacrilegamente lo asportò dal suo altare e lo portò a Macerata. In tale occasione, esso fu esposto alle intemperie, per cui l'umidità ed altri elementi nocivi diedero inizio ad un processo di deterioramento.  Di conseguenza, nel 1973, P.Antonio Ricciardi, O.F.M.Conv., si occupò del delicato lavoro di disinfezione e conservazione del corpo della Beata, ponendo fine a quel processo distruttivo, ed evitando ulteriori danni alla Sua carne ed alle Sue ossa.   Infine, la Beata Mattia fu posta in un'urna nuova e più bella.

L'umore sanguigno

Nel 1536, durante la seconda traslazione, un sudore rossastro cominciò a sgorgare dal corpo di Mattia, e le Clarisse tentarono invano di asciugarlo con tovagliette di lino. Tuttora il Suo corpo e le Sue reliquie emettono tale liquido e, nel 1972, l'Istituto di Medicina Legale dell'Università di Camerino ha attestato che:"le macchie presenti sui reperti sono certamente costituite da sangue, piuttosto invecchiato".

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Macchie di umore sanguigno della Beata Mattia

Nel 1756, 437 anni dopo la Sua morte, la cassa fu aperta per una ricognizione legale ed un soave profumo si diffuse dal corpo ancora incorrotto. Nel 1758, durante la terza traslazione,  la Beata Mattia trasudò di nuovo sangue, inzuppando molti asciugamani.   Negli anni seguenti, il corpo è stato esaminato più di una volta, ma sempre in presenza di autorità ecclesiastiche e medici legali:   ogni volta, l'umore sanguigno ha impregnato asciugamani, pezzuole, e perfino il soggolo di Mattia e la Sua tonaca.  Queste preziose tovagliette, intrise del Suo umore sanguigno, e tagliate in minuscoli pezzetti, vengono ancor oggi distribuite come reliquie, e talvolta il liquido rossastro è sgorgato dalle macchie ormai secche.

  

1987: La miracolosa guarigione di un farmacista napoletano,
il dottor Alfonso D'Anna

Il dottor D'Anna era gravemente ammalato: la diagnosi dell'Istituto "Pascale" di Napoli, confermata dall'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, era Carcinoma, un tumore maligno.

Il 6 marzo 1987,  doveva cominciare la cobaltoterapia, ma la Beata Mattia apparve in sogno alla signora Rita Santoro, appartenente all'Ordine Francescano Secolare e Ministro della Fraternità di S.Maria Francesca di Napoli.  A quel tempo, la signora Rita non conosceva il dott. D'Anna, ma la Beata Mattia le fornì dettagliate informazioni affinchè potesse individuarlo.   La signora Rita doveva dargli una delle Sue reliquie e l'olio benedetto della Sua lampada, che arde sempre nel Suo convento, e viene offerta ai fedeli in piccole bottiglie dalle Clarisse.

Il 7 marzo 1987, il dottor Alfonso D'Anna si recò nella sua farmacia e riprese a lavorare.

I controlli perdiodici furono spesso preceduti da un forte profumo di gelsomino, come predetto nel sogno, e confermarono l'incredibile e completa guarigione del dottor D'Anna.

L'ultimo controllo, una TAC eseguita presso  l'ospedale "Cardarelli" di Napoli, conferma la perfetta ventilazione dei suoi polmoni e l'assenza di lesioni tumorali.

Tutta la documentazione è stata messa a disposizione delle Autorità competenti, al fine di procedere alla canonizzazione della Beata Mattia.

  

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Foto-album della Beata Mattia

 

Informazioni:  Monastero "B. Mattia" - 62024 Matelica(MC)

Tel. 0737/84463

 

 

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