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Spesso andava in estasi e parlava con Dio. Rimaneva immobile come una statua, insensibile come la pietra, e nulla
poteva smuoverlo. Qualunque cosa si riferisse al Signore lo poneva in uno stato di
contemplazione. Ciò succedeva anche quando vedeva un dipinto religioso, oppure
quando udiva il suono di una campana, musica sacra, il nome di Dio, della Vergine Maria o
di un Santo. I suoi confratelli
potevano pungerlo con gli spilli o bruciarlo con tizzoni ardenti nel tentativo di
risvegliarlo, ma egli non si accorgeva di nulla. Chiamava queste estasi "attacchi di vertigini". Una volta, un prelato notò che le sue mani
erano coperte di piaghe e Giusepe spiegò: "Vede, Padre, cosa devono farmi i miei confratelli quando io sono in preda
agli attacchi di vertigini...Devono bruciarmi le mani, devono tagliarmi le dita, ecco cosa
devono fare." E Giuseppe
rise, poichè lui rideva spesso, ma forse la sua risata mascherava le lacrime.
Frequentemente si sollevava dal suolo e rimaneva sospeso nell'aria: in chiesa, gli
succedeva di volare verso l'altare o al di sopra di esso. Fu visto levitare dalla
gente oltre settanta volte, mentre diceva la Messa o pregava. Papa Urbano VIII,
essendo stato presente ad una sua estasi, affermò che, se Giuseppe fosse morto prima di
lui, egli avrebbe testimoniato ciò che aveva visto. |