San |
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| Servants of God | |
O.F.M. Cap. |
"Abbiamo in Cielo il cuore di una madre. La Vergine, nostra Madre, che ai piedi della Croce ha provato tutta la sofferenza possibile per una creatura umana, comprende i nostri guai e ci consola." - S.Leopoldo Mandic,Cappuccino Noto anche come
"Apostolo del Sacramento della Confessione", egli nacque il 12 maggio 1866
a Castelnuovo, piccolo porto sulla punta meridionale della Dalmazia, dodicesimo
figlio di Peter e Caroline Mandic. Fu battezzato con il nome di Bogdan, (che
significa 'Adeodato', 'dato-da-Dio') |
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La vita non era facile per lui, dal momento che era fisicamente debole e malformato. Trascorse tutta la vita in queste condizioni. La sua statura era di un metro e 35 cm. ed il suo stato di salute generale peggiorò nel corso degli anni: soffriva di dolori addominali e, in tarda età, fu gradualmente deformato dall'artrite cronica, che gli rese il corpo curvo e le mani nodose, causandogli grande sofferenza. Inoltre, era balbuziente. |
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A dispetto di tutto ciò, egli si dedicò con grande entusiasmo ai
suoi studi. Il 20 aprile 1884 Bogdan fece il suo ingresso come novizio nell'Ordine dei
Cappucini di Bassano del Grappa e prese il nome religioso di Frate Leopoldo.
Nonostante le austerità della vita Cappuccina, egli perseverò con coraggio e assorbì
profondamente la Spiritualità Francescana di cui sarebbe divenuto uno dei più
meravigliosi modelli. Dopo la Professione dei Voti nel maggio 1885, cominciò gli
studi clericali a Padova ed a Venezia, e fu ordinato sacerdote a Venezia il 20
settembre 1890. Voleva diventare missionario nell'Europa dell'Est, lacerata da gravi
conflitti religiosi, ma ciò gli fu negato dai superiori, a causa della sua fragilità e
del suo stato generale di salute. Una volta, egli espresse i suoi sentimenti con queste
parole:"Mi sento come un uccello in gabbia, ma il mio cuore è
al di là dei mari."
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Fragilità e forza |
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La vita di San Leopoldo Mandic è caratterizzata dal contrasto fra la sua fragilità fisica e la sua forza spirituale. Fu la sua umiltà e la sua fede nella Bontà Divina e nella Provvidenza che gli permisero di riconoscere ed accettare la sua misera condizione fisica. In cambio, ciò lo condusse ad una maggiore consapevolezza della propria piccolezza in confronto all'immenso potere di Dio: senza Dio egli non avrebbe potuto fare nulla. |
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Spiritualmente,
era un gigante, pieno di forza cristiana. Comunicava la propria solida fede agli
altri quando venivano da lui per consigli spirituali. Egli diceva loro: "Abbiate fede! Tutto andrà bene! Fede, Fede!". |
Per quasi quarant'anni, dodici ore al giorno, egli ascoltò, consigliò ed assolse migliaia di penitenti. Nel suo lavoro fu l'araldo dell'amore e del perdono divino. E la sua umana debolezza evidenzia il dono della forza spirituale che gli permise di compiere questa instancabile missione apostolica.
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Il Suo Giubileo d'Oro e la morte |
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Il 22 settembre 1940, Padre Leopoldo festeggiò il suo Giubileo d'Oro, essendo trascorsi 50 anni da quando era stato ordinato sacerdote. In seguito, la sua salute peggiorò rapidamente. Morì di cancro all'esofago nel convento di Padova il 30 luglio 1942. Subito dopo la sua morte, cominciò a fiorire una forte venerazione della sua memoria.... che culminò nella sua beatificazione da parte di Paolo VI il 2 maggio 1976, seguita dalla canonizzazione, celebrata da Giovanni Paolo II il 16 ottobre 1983. La sua tomba è nel monastero Cappuccino di "Santa Croce" a Padova, all'interno di un Santuario a lui dedicato. La sua mano destra, che egli usava per impartire benedizioni, è tuttora in perfetto stato di conservazione ed è stata posta in un reliquiario.
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Omelia di Papa Paolo VI per la
beatificazione di P.Leopoldo |
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Guardate! Guardate! San Francesco! Lo vedete? Guardate com'è povero, com'è umano. E' certamente San Francesco in persona, così umile, così sereno, così assorto da sembrare portato via dalla propria intima contemplazione dell'invisibile presenza di Dio. Eppure...a noi, e per noi, egli rimane così presente, così accessibile, così disponibile, che sembra conoscerci, aspettarci, sapere tutto di noi e riuscire a leggere nei nostri cuori. Guardate bene: è un povero piccolo cappuccino, sembra malato e fragile, eppure è così stranamente forte da trascinarci incantati verso di lui. Guardate a lui con occhi francescani. Lo vedete? Siete meravigliati? Chi è? Sì, ammettiamolo, la vera immagine di Gesù, proprio di quel Gesù che parla nello stesso tempo con l'ineffabile Dio, con il Padre che è il Signore del cielo e della terra, ed anche con noi, confinati come siamo nella piccolezza della nostra umanità sofferente [...] Ma chi è, dunque? E' Padre Leopoldo. Sì, sì, il Servo di Dio, Padre Leopoldo da Castelnovo, che fu chiamato Adeodato Mandic prima di diventare frate. [...] Qui, in questo caso, la Legge Canonica è stata indulgente, venendo meno alla regola che non permette la discussione delle virtù di un Servo di Dio finchè non siano trascorsi 50 anni dalla sua morte. Ma come avrebbe potuto essere rimandato il suo caso, visto che la voce della gente sulla sua santità, invece di svanire con il passare del tempo, è diventata sempre più insistente, meglio documentata e comprovata senza ombra di dubbio? Il giudizio della Chiesa (cfr. can. 2101), anticipando la conclusione favorevole, ha dovuto dare via libera al coro spontaneo di tutti coloro che avevano conosciuto questo umile cappuccino o che avevano sperimentato la sua meravigliosa intercessione. Coloro che hanno beneficiato delle sue preghiere non sono gli unici a proclamare l'eccezionale valore morale e spirituale di Padre Leopoldo. Ci sono anche alcuni che possono testimoniarlo di persona, dicendo: "Io l'ho conosciuto. Sì, era davvero un frate santo, un uomo di Dio, una di quelle anime straordinarie che lasciano impresso su di noi il segno della loro santità." E, nella memoria di quelli che conoscono la storia dell'Ordine dei Cappuccini, riappare il ricordo di quei grandi frati del passato, fedeli alle più rigorose tradizioni francescane, personificanti la sua santità. Ricordiamo una tipica figura letteraria, ben nota a tutti: Fra' Cristoforo di Manzoni. [...] Il defunto Cardinale Larraona, allora Prefetto della Sacra Congregazione dei Riti, nel decreto del 1962 che riguardava la beatificazione di Padre Leopoldo, scrisse quanto segue: "Le sue abitudini quotidiane erano queste: dopo aver celebrato la messa nelle prime ore del mattino, si sedeva nel confessionale e rimaneva lì tutto il giorno ad ascoltare le confessioni. Visse così per circa quarant'anni, senza mai lamentarsi." Noi crediamo che questo sia il motivo principale che ha fatto meritare a quest'umile cappucino la beatificazione che stiamo celebrando. Divenne santo specialmente nell'esercizio del Sacramento della Penitenza. Grazie Dio, sono già apparsi molti splendidi resoconti su quest'aspetto della santità del neo-Beato. Possiamo solo ammirare e ringraziare il Signore per aver afferto in questi giorni alla Chiesa una figura così singolare di ministro della grazia sacramentale della Penitenza. [...] Possa il Beato Leopoldo rafforzare le anime desiderose di progresso spirituale nella frequenza assidua della Confessione che alcuni critici, certamente non ispirati da matura saggezza cristiana, vorrebbero veder relegata fra le forme di vita e di spiritualità personale ormai fuori di moda. [...] A voi, fratelli francescani dell'Ordine dei Cappuccini: il nostro ringraziamento per aver dato alla Chiesa e al mondo un tipico esempio della vostra rigorosa, cordiale e sana scuola di Cristianità, così fedele a se stessa da riuscire a risvegliare nei cuori della gente la gioia della preghiera e della bontà. A voi, figli di Croazia, Montenegro, Bosnia-Herzegovina, e l'intera Yugoslavia: onore a voi per aver generato nella nostra epoca un esempio tanto nobile, eppure umano, della vostra tradizione cattolica. Ed a voi, Padovani: desideriamo che voi onoriate al fianco del vostro Sant'Antonio, questo fratello francescano non dissimile da lui, così che da entrambi, voi possiate trasmettere alle generazioni future le virtù cristiane ed umane già così splendidamente conservate nella vostra storia. |
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