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Bernardo, Pietro, Egidio, Silvestro, Morico, Rufino,
Angelo, Leone, Elia, Pacifico, Altri discepoli
| Le Fonti Francescane lo presentano come il primo
compagno di San Francesco. Bernardo era un ricco giovanotto di Assisi, e la casa della sua
famiglia esiste tuttora. |
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Dopo aver venduto tutti i suoi averi per darli ai poveri, seguì Cristo insieme a
Francesco. Bernardo fu spesso incaricato di missioni
delicate, e Francesco lo scelse per guidare il primo gruppo di frati che andò a Roma nel
1209/1210 per incontrare Papa Innocenzo III
e chiedere l'approvazione verbale del
"Propositum vitae". Francesco mandò Bernardo ed Egidio anche a Santiago de Compostela in Spagna nel
1208, durante la seconda missione dei primi frati. Bernardo accompagnò Chiara al
monastero di Sant'Angelo di Panzo. Insieme ad Angelo,
Leone e Rufino, egli rimase accanto a Francesco durante gli ultimi due anni della sua vita.
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Pietro Cattani (+10 March 1221)
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Era un noto canonico della
cattedrale di San Rufino, proprio accanto alla casa di Chiara, , e divenne il secondo compagno di Francesco. Travolti
dall'entusiasmo religioso, Francesco, Bernardo
e Pietro si rifugiarono nella chiesa di San Nicola e cercarono di conoscere il Volere
Divino nei loro confronti, aprendo tre volte a casaccio il Vangelo sull'altare. Ogni volta
si aprì su brani in cui Cristo diceva ai Suoi discepoli di lasciare tutto e di seguirLo,
e Francesco esclamò:"Questa sarà la nostra regola di vita!".
Francesco e Pietro visitarono l'Egitto e l'Oriente, ma le innovazioni introdotte durante
l'assenza di Francesco da alcuni frati causarono il loro precipitoso ritorno nel 1220.
Nello stesso anno, Francesco rassegnò le dimissioni da Vicario Generale
dell'Ordine, assegnando tale incarico dapprima a Pietro, che morì prematuramente il
10 marzo 1221 presso la Porziuncola, e poi ad Elia
da Cortona.
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Beato Egidio di Assisi (c1190-1262) |
Fu il terzo compagno di Francesco. Il 23 aprile 1208,
la festa di San
Giorgio, Egidio indossò il misero saio che Francesco aveva elemosinato per lui. Quasi
immediatamente partì insieme a Francesco per predicare nelle Marche di Ancona. Egidio proveniva da una povera
famiglia di contadini, ed era un uomo semplice e timoroso di Dio. Si occupava di
lavori manuali, e sapeva come guadagnarsi il pane quotidiano con il sudore della fronte,
lavorando umilmente la terra. Qualche tempo dopo,
Egidio e Bernardo partirono per un pellegrinaggio
a Santiago de Compostela in Spagna. Nel 1209/1210
Egidio fece parte del gruppo di frati che accompagnarono Francesco a Roma per incontrare
Papa Innocenzo III
, che approvò verbalmente il
"Propositum vitae" dei Frati Minori. Sulla via del ritorno, i frati
passarono per Orte, poi si trattennero alcuni mesi a Rivotorto, ed infine si stabilirono
definitivamente alla Porziuncola.
Egidio era un frate pellegrino: andò in un luogo chiamato Ficarolum, tra Mantova e Ferrara; in Terra Santa; ad Ancona; al
santuario di San Michele Arcangelo sul Monte Gargano ; ed a Bari, al santuario di San
Nicola.
Nel 1219, il Capitolo Generale della Pentecoste lo mandò a Tunisi in Nord Africa. Durante l'autunno del 1226, Egidio era di nuovo ad Assisi, per stare vicino a
Francesco, che stava morendo. Dopo la morte di Francesco, Egidio passò il resto della
vita nell'eremo di Monteripido, vicino Perugia. Morì il 23 aprile 1262.
Papa Pio VI lo proclamò Beato.
Le Fonti Francescane lo presentano come un uomo dedito a fervide e profonde
preghiere. Viene considerato un grande mistico. Secondo lo Specchio di Perfezione,
Francesco descrisse le qualità del frate minore includendo " la mente elevata verso
Dio, che ebbe Frate Egidio fino alla più alta perfezione".
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Silvestro nacque ad Assisi nella
seconda metà del 12° secolo, figlio di Rosone di Monaldo, fratello di Favarone, il padre
di Chiara. Era un esperto legista, e divenne prete e canonico della cattedrale di
San Rufino, proprio accanto alla casa di Chiara ,
Francesco era
senza un soldo, ma Silvestro gli procurò delle pietre che gli servivano per riparare la
chiesa di San Damiano. Quando seppe che Bernardo di
Quintavalle si era unito a Francesco, egli pretese il saldo del debito. Francesco gli
consegnò il denaro senza far domande e senza controllare la somma. Silvestro fu
molto impressionato dal suo comportamento e, nel 1209, anch'egli si unì a
Francesco, conducendo una vita esemplare di povertà e contemplazione. Pregò
insieme a Chiara per discernere il Volere Divino riguardo a Francesco, e
Masseo fu l'ambasciatore delle loro risposte. Spesso
accompagnò Francesco quando viaggiava allo scopo di predicare, ed una volta, ad Arezzo,
le sue preghiere portarono pace nella città, sconvolta da odio diabolico e scontri
violenti fra i cittadini. Negli scritti di Bonaventura vengono narrate le visioni
che Silvestro ebbe a proposito di Francesco.
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Apparteneva all'Ordine
religioso dei Cruciferi, si ammalò gravemente e fu mandato in un ospedale vicino Assisi.
I dottori lo ritenevano senza speranze, ma Morico implorò Francesco di intercedere per
lui presso Dio. Francesco pregò per lui, quindi mescolò delle briciole
di pane con dell'olio preso da una lampada che ardeva dinnanzi all'altare della
Madonna. Mandò questa "medicina" a Morico, profetizzando che sarebbe
guarito subito e che si sarebbe aggregato al suo Ordine.
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Rufino nacque ad Assisi,
figlio di Scipione di Offreduccio. Era parente di frate Silvestro
e cugino di Chiara. Era già prete
quando, nel 1210, seguì Francesco, che lo stimò sempre moltissimo per la sua purezza.
Trascorse molto tempo accanto a lui, specialmente durante gli ultimi due anni della
sua vita, quando lo accudì personalmente e vide le sacre Stimmate che Francesco
nascondeva a tutti gelosamente. I Fioretti parlano degli episodi in cui Francesco
consiglia Rufino sul come liberarsi di una tentazione del demonio. e di come egli mandò
Rufino a predicare in San Rufino.
Lo Specchio di Perfezione descrive "la virtuosa e costante
preghiera di Frate Rufino, che pregava ininterrottamente, e la cui mente era sempre
rivolta a Dio". Nel 1246, insieme a Leone
ed Angelo, fu uno dei tre compagni del santo che
scrissero una lettera da Greccio al Ministro Generale Crescenzo di Iesi, che aveva
richiesto ai frati di inviargli le loro memorie su San Francesco per iscritto, ed inoltre
scrisse, sempre con Leone ed Angelo , la famosa "Leggenda dei tre
compagni". E' sepolto vicino alla tomba di Francesco nella cripta della
Basilica di S.Francesco.
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Era un nobile cavaliere: fu
uno dei primi dodici frati minori e fu anche il primo cavaliere ad unirsi a
Francesco. Nel 1223
lavorava a Roma, al servizio di Leone Brancaleone, cardinale di "Santa Croce in
Gerusalemme", secondo quanto previsto dalla Regola di Francesco del 1221.
Francesco giunse anch'egli al palazzo del cardinale Leone, pensando di
trattenervisi alcuni giorni, durante il suo ultimo viaggio a Roma, quando Papa Onorio III
diede la sua approvazione alla nuova Regola. Angelo preparò una stanzetta per lui in una torre solitaria, ma Francesco vi rimase solo una notte,
perchè i demoni lo torturarono. Francesco ne dedusse che doveva sostare solo
in luoghi poveri, e non in ricchi e comodi palazzi, dal momento che egli era l'esempio a
cui gli altri frati guardavano.
Insieme a Bernardo, Leone e
Rufino, Angelo rimase accanto a Francesco durante gli
ultimi due anni della sua vita. A quel tempo, Francesco era gravemente ammalato, ed Angelo si prese cura di lui come suo "compagno e
guardiano". Una volta cucì un pezzo di pelliccia di volpe all'interno del saio
di Francesco, per proteggerne dal freddo intenso lo stomaco e la milza, ma Francesco lo
obbligò a cucirne un pezzo anche sul lato esterno della tonaca, affinchè tutti sapessero
che indossava un pò di pelliccia.
Mentre il santo stava morendo, Angelo e Leone lo
confortarono cantandogli il "Cantico delle Creature".
Insieme a Leone e
Rufino, egli scrisse la celebre
"Leggenda dei tre compagni" e, nel 1246, una lettera da Greccio al Ministro Generale
Crescenzo di Iesi. E' sepolto vicino alla
tomba di Francesco nella cripta della Basilica di S.Francesco.
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Leone era un prete e fu uno dei
discepoli più fedeli di Francesco. Fu uno dei primi ad aggregarsi a lui dopo
l'approvazione verbale della prima Regola dei Frati Minori (1209-1210).
Le Fonti Francescane presentano Frate Leone come il compagno più intimo di Francesco, il
suo confessore e segretario, come risulta chiaro nel caso della Pergamena che Francesco
gli diede alla Verna nel settembre 1224, dopo aver ricevuto le Stimmate. Tale Pergamena, contenente le "Lodi a Dio Altissimo" è
conservata come reliquia nella Basilica di S.Francesco ad Assisi, insieme alla
"Benedizione a Frate Leone". Un altro manoscritto di Francesco indirizzato
a Leone si trova a Spoleto.  Leone era presente quando fu scritta la successiva Regola, ed è
anche famoso per l'episodio della "perfetta letizia". Francesco gli
donò come ricordo la sua tonaca, da consegnargli dopo la propria morte: tale saio
fu portato in Francia quando morì anche frate Leone.
Rimase sempre molto vicino a Francesco, specialmente negli ultimi due anni di vita, insieme ad
Angelo e Rufino , ed accudì il Poverello durante l'ultima malattia.
Mentre il santo
stava morendo, lui ed Angelo lo confortarono cantandogli il "Cantico delle
Creature".
Fu uno stoico difensore dei primitivi ideali della fraternità
Francescana. Poco dopo la morte di Francesco, scese in guerra contro coloro che egli
considerava traditori del Poverello e dei suoi ideali di povertà. Avendo protestato contro la raccolta di soldi destinata alla costruzione
della basilica di S.Francesco, ed avendo addirittura rotto il contenitore in cui frate
Elia conservava il denaro, Leone fu espulso da Assisi. per
ordine di quest'ultimo.
Leone rimase sempre un punto di riferimento per Chiara e le Povere Dame di San Damiano
ed era presente insieme a Frate Angelo
quando lei morì nel 1253, Si
presume che abbia collaborato alla stesura della sua biografia scritta all'incirca nel
1257. Leone è uno dei tre compagni della lettera inviata da Greccio nel
1246, e compose con Angelo e Rufino la celebre
"Leggenda dei tre compagni".
Morì alla Porziuncola il 15 novembre 1271, in età molto avanzata, ed è
commemorato dai Frati Minori con il titolo di Beato, anche se la sua causa di
beatificazione non è mai stata portata a termine, così come quelle di altri compagni di
Francesco. E' sepolto vicino alla tomba di Francesco nella cripta della
Basilica di S.Francesco.
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Elia di Cortona (c1180-1253) |
Nacque a Bevilia nei
pressi di Assisi all'incirca nel 1180, e morì a Cortona il 22 aprile 1253. Il nome della
sua famiglia era Bonusbaro o Bonibarone, suo padre veniva dai dintorni di Bologna,
e sua madre era di Assisi. Prima di diventare frate, Elia lavorava nella fabbrica di
materassi di suo padre ed insegnava ai bambini di Assisi a leggere il Salterio.Later
on, Elia lavorò anche come scriptor, o notaio, a Bologna, dove senza dubbio
studiò molto. Non era un chierico, nè divenne mai prete.
Pare che sia stato uno dei primi ad unirsi a Francesco, ma la data ed il luogo sono
incerti: potrebbe essere successo a Cortona nel 1211. Ebbe una posizione di
preminenza sugli altri frati sin dal principio. Francesco lo nominò Vicario Generale
dell'Ordine, dopo la precoce morte di Pietro
Cattani, avvenuta il 10 marzo 1221.. Quando Francesco morì, il 3 ottobre
1226, Elia occupava tale incarico già da cinque anni, dopodichè si fece carico delle
responsabilità di quel grave momento e della provvisoria direzione dei frati..
Dopo essersi occupato della temporanea tumulazione del santo nella chiesa di San Giorgio,
Elia cominciò a pianificare la costruzione di una grande basilica ad Assisi, per rendere
omaggio ai resti mortali del Poverello. A tal fine ottenne la
donazione, tramite l'autorità del Papa, del cosiddetto "Collis Inferni"
all'estremità occidentale della cittadina, e quindi proseguì nella raccolta dei fondi in
vario modo, per poter far fronte alle spese relative a tale progetto.
Elia si sbarazzò dei frati che difendevano il concetto francescano di povertà. Frate
Leone protestò contro la raccolta di fondi, ma fu espulso
da Assisi. Elia dedicò tutte le sue energie nella costruzione della basilica in onore di
Francesco. La prima pietra fu posta il 17 Luglio 1228, cioè il giorno
seguente alla canonizzazione del santo, ed i lavori proseguirono a velocità incredibile,
tanto che la basilica inferiore fu terminata in soli 22 mesi. Fu consacrata il 25
maggio 1230, ma la frettolosa, segreta, ed ancora inspiegabile translazione del corpo di
Francesco dalla chiesa di San Giorgio era già avvenuta di nascosto (ed il corpo fu
ritrovato solo nel 1818).
Elia abusò della propria
autorità, ed il suo stile di vita rese il suo dispotismo ancora più intollerabile.
Sembrava più quello di un potente barone, che non quello di un frate mendicante! A
causa di tali eccessi, che minacciavano la totale distruzione della Regola, l'opposizione
verso Elia si diffuse a largo raggio. Gregorio IX gli chiese di rassegnare le
dimissioni, ma egli si rifiutò: nel 1239 fu deposto dal Papa.
Il Ministro Provinciale inglese, Alberto di Pisa, fu eletto Generale al suo posto.
Rifiutandosi di obbedire sia al Ministro Generale, sia al Papa, Elia si
alleò con Federico II, imperatore scomunicato, di conseguenza fu anche lui scomunicato da
Grogorio IX, e venne anche espulso dall'Ordine, come Francesco aveva predetto
molto tempo prima.
Elia si stabilì a Cortona con i pochi frati che gli erano rimasti fedeli, ma nel 1250
perse ogni protezione, a causa della morte di Federico II. Durante il 1253, si
ammalò gravemente, e fu assolto da Bencio, Arciprete di Cortona.
Elia è probabilmente la figura più complicata da comprendere di tutta la storia
francescana, e sarebbe difficile immaginare due caratteri più diversi del suo e di quello
di Francesco. Molte storie sono sorte intorno alla vita di Elia, ma sono quasi tutte
invenzioni fantasiose. Oltre alla descrizione della sua giovanile superbia nei
Fioretti, non rimane altro a dimostrare che lui fosse qualcosa di diverso da un buon
religioso. almeno durante la vita di Francesco, altrimenti non si spiegherebbe neanche
perchè quest'ultimo gli avrebbe affidato un incarico così importante, nè perchè lo
avrebbe benedetto dal proprio letto di morte.
Elia amava davvero Francesco, e non si verificò mai una rottura fra i due. Allo
stesso tempo, i loro ideali religiosi erano molto diversi. L'ideale eroico di povertà e
distacco che il Poverello voleva inculcare nei suoi frati, veniva considerato
esaggerato da Elia. Francesco non desiderava grandi loci per i suoi frati,
mentre Elia moltiplicava i conventi spaziosi, e le loro vedute riguardo all'erudizione dei
frati erano totalmente differenti.
Finchè Elia rimase sotto l'influenza di Francesco, la sua ambizione fu frenata, ma quando
si ritrovò a governare, dimenticando il suo passato, l'esempio di Francesco e gli
obblighi relativi alla sua posizione, egli permise all'ambizione di dominarlo e di
condurlo alla rovina.
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Era un estroso compositore
di musiche "secolaresche", nominato dall'Imperatore "grande poeta e re dei
versi". Essendo curioso di incontrare Francesco, poichè aveva sentito
parlare del suo disprezzo per gli onori mondani, venne a sapere che stava predicando in un
monastero vicino al castello di San Severino. La mano di Dio toccò Pacifico, per
cui egli ebbe una prodigiosa visione: Francesco predicava dalla croce di Cristo!
Due spade splendenti formavano una croce: la prima andava dalla testa ai
piedi di Francesco, e la seconda da una mano all'altra, attraversandogli il petto.
Pacifico non conosceva il viso di Francesco, ma lo riconobbe immediatamente, grazie a
questa visione. Decise di seguirlo, abbandonando i vani onori della sua vita
precedente. Francesco lo chiamò Pacifico, poichè egli aveva lasciato l'inquietudine del
mondo per la pace di Cristo. Egli ebbe anche un'altra meravigliosa visione riguardo
a Francesco: vide un grande Tau sulla sua fronte. Lo illuminava e gli adornava il volto
con un'incredibile varietà di colori. Pacifico divenne Ministro dei frati in
Francia, e fu il primo frate ad avere questo incarico.
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Numerosi altri discepoli
si radunarono intorno a Francesco per condividere la sua povertà, e fra essi vi fu
Sabatino, "vir bonus et justus" e Giovanni della Cappella, che purtroppo si perse lungo la via.
Filippo Longo fu il "Visitatore Generale" delle Clarisse negli
anni 1219-1220 e 1228-1246.
Masseo da
Marignano era un uomo bello ed
imponente, ed era anche una persona umile e di buon senso.
Quando Francesco espresse il desiderio di conoscere il Volere Divino riguardo alla
propria vita, Silvestro e Chiara pregarono
per discernere la volontà di Dio, e Masseo fu l'ambasciatore delle loro risposte.
E' sepolto vicino alla tomba di
Francesco nella cripta della Basilica di S.Francesco.
Ginepro era un uomo molto paziente, rinunciò completamente alla propria
volontà e visse nella perfetta imitazione di Cristo.
Ruggero condusse una vita così piena di santità, carità e amore,
che nel 1236, Papa Gregorio IX autorizzò una festa in suo onore a Todi.
Lucido era sempre inquieto: non poteva rimanere nello stesso posto
per più di un mese, ed andava via appena cominciava ad affezionarvici. Diceva che
noi non abbiamo una dimora stabile su questa terra, ma solo in Cielo.
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